Rassegna giurisprudenziale 18 ottobre 2017, a cura di Monica Serra

- DANNO DA DEMANSIONAMENTO -

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 4 agosto 2017 n. 19600

In caso di demansionamento, il risarcimento del c.d. danno professionale non è automatico e può essere riconosciuto esclusivamente in presenza di una adeguata allegazione di circostanze di fatto relative alle caratteristiche concrete del bagaglio professionale posseduto, alla possibilità di perdita o deterioramento dello stesso, delle potenzialità occupazionale e di carriera in ipotesi pregiudicate dalla illegittima condotta datoriale (perdita di chances).

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Rassegna giurisprudenziale 10 ottobre 2017, a cura di Monica Serra

- DISCRIMINAZIONE PER ETA’ -

Tar Lombardia, Reg. Prov. Cau. 25 settembre 2017 n. 1240

Nelle scorse settimane il Tar della Lombardia ha emesso un provvedimento cautelare d’urgenza e inaudita altera parte su un caso di discriminazione per età in un concorso indetto da un Ateneo italiano.

In particolare, una dottoranda di ricerca si era vista esclusa da un bando per un assegno di ricerca perché, a dispetto dei requisiti di ammissione previsti dal bando stesso, aveva già compiuto 35 anni di età.

Pertanto in sede di ricorso - chiedendo l’annullamento del bando e, in via preliminare, la riammissione alla selezione -  la dottoranda aveva segnalato come tale requisito fosse discriminatorio non solo in relazione alla normativa italiana in tema di assegnazione di borse di studio, ma anche rispetto alla normativa comunitaria, che estende il divieto di discriminazione per motivi di età anche ai ricercatori.

Per questo motivo, con provvedimento cautelare emesso in urgenza e inaudita altera parte il giudice ha disposto la riammissione della candidata alla procedura selettiva.

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Rassegna giurisprudenziale 4 ottobre 2017, a cura di Monica Serra

- PRIVACY DEL LAVORATORE -

Corte d’appello di Torino, sentenza 27 marzo 2017 n. 138, Pres. Girolami, Rel. Grillo Pasquarelli (da Guida al lavoro, n° 38/2017, pag. 50).

E’ da considerarsi illecita l’acquisizione di informazioni personali che siano contenute nell’hard disk del computer aziendale riconsegnato al datore di lavoro, senza il suo consenso e all’insaputa del lavoratore. Infatti, “nessuno metterebbe in dubbio l’illiceità della condotta del datore di lavoro che lacerasse la chiusura e prendesse cognizione del contenuto della corrispondenza [indirizzata ad un terzo] e nessuno penserebbe di giustificare quel datore di lavoro osservando che la busta e il foglio in esso contenuto … erano carta intestata di proprietà aziendale”.

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Rassegna giurisprudenziale 27 settembre 2017, a cura di Martina Costantino

- STALKING OCCUPAZIONALE -

Corte di cassazione penale, sentenza 19 luglio 2017 n. 35588.

La persecuzione di un dipendente può integrare il reato di stalking.

Nel caso specifico il  responsabile della biblioteca di un comune aveva attuato una persecuzione vera e propria con atteggiamenti oppressivi a sfondo sessuale nei confronti di una sua sottoposta, causandole uno stato di prostrazione psicologica. La sentenza precisa che, ancorché alcune manifestazioni della violenza morale si fossero verificate all’esterno della biblioteca, non deve ritenersi esclusa l’”occasione lavorativa” della persecuzione, con la conseguenza che la responsabilità per i danni causati alla dipendente è stata estesa al Comune titolare della biblioteca.

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Rassegna giurisprudenziale 20 settembre 2017, a cura di Martina Costantino

- MATERNITA’ -

Corte di Giustizia Europea, conclusioni avvocato generale C-103-16.

L’avvocato generale della Corte di Giustizia Europea, Eleanor Sharpston, chiamato a fornire le conclusioni nella causa C-103/16 asserisce che l'allontanamento dal posto di lavoro di una donna in stato di gravidanza può avvenire soltanto "in casi eccezionali" e laddove "non esista alcuna possibilità plausibile di riassegnarle a un altro posto di lavoro adeguato".

Il caso di specie riguarda una cittadina spagnola, coinvolta in una procedura di licenziamento collettivo del proprio datore di lavoro, un importante gruppo bancario.

L’azienda, dopo l'accordo con i sindacati, aveva inserito all’interno della procedura la lavoratrice che all'epoca stava fruendo del congedo obbligatorio per maternità.

La dipendente ha quindi impugnato il licenziamento dinanzi al tribunale del lavoro spagnolo e, giunti in appello, la Corte ha rimesso la questione ai giudici europei.

La Corte di giustizia è chiamata quindi a pronunciarsi circa l’applicabilità del divieto di licenziamento delle lavoratrici gestanti nel caso di un procedimento di licenziamento collettivo che, secondo quanto detto dall’avvocato generale Sharpston, non sempre configura un “caso eccezionale”.

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