Intervista ad Annalisa Rosiello sulla sua attività lavorativa a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori - Podcast di Michela Lodigiani 6 marzo 2020

Grazie a Michela Lodigiani per questa intervista, che  ha permesso ad Annalisa Rosiello di fare il punto sulla sua vita professionale: chi è, da da dove viene, dove si trova, come intende procedere e perché fa il mestiere dell'avvocato dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici.
Michela Lodigiani è una consulente finanziaria che aiuta le donne e in generale le persone a gestire al meglio i propri risparmi, svolgendo anche un'attività di informazione molto utile e di elevato valore etico, in un settore complesso e poco accessibile ai non addetti ai lavori

Qui la trascrizione del testo dell'intervista.

ANNALISA ROSIELLO – avvocata giuslavorista, esperta di tematiche e soluzioni di conflitti relativi ai soggetti discriminati e vittime di mobbing o molestie nei luoghi di lavoro. Associata e attiva nell’associazione Giuslavoristi Italiani, formatrice, relatrice in numerosi convegni e autrice di pubblicazioni tematiche. Fondatrice dello studio Legale Rosiello e Associati. Consigliera di Fiducia del Politecnico di Milano. Fondatrice e curatrice  del blog “area pro labour” de il fatto quotidiano.

Annalisa, intanto grazie per la tua disponibilità. Dopo aver detto di cosa ti occupi, ho come l’impressione che tu non abbia molto tempo per annoiarti.

Come appena detto, sei avvocato e ti occupi in particolar modo della tutela dei lavoratori, contro comportamenti discriminatori, mobbing e molestie sul lavoro.

. Quando una persona non è coinvolta in questi problemi, ignora o forse non si rende conto di cosa possa accadere. Puoi raccontarmi qualche cosa tu?

La persona arriva in studio o in sindacato disarmata, spesso accompagnata da familiari perché è debole e fiaccata psicologicamente, fa fatica a raccontare cosa le sta succedendo e si cerca di supportarla in ogni modo per farla sentire a proprio agio nel raccontare la storia lavorativa.

Mi sono appassionata a questo genere di situazioni perché ho proprio il desiderio di aiutare chi si sente all’angolo, chi è marginalizzato vessato e umiliato; aiutarlo a farsi forza per andare avanti; la vita riserva tante sorprese e bisogna cercare di non abbattersi davanti alle difficoltà lavorative o personali.

Assieme alle colleghe di studio e ai referenti sindacali, dal nostro spazio - che è di consulenza giuridica - cerchiamo di portare una speranza di riscatto, e  di  ottenere rispetto dei diritti fondamentali della persona, in primo luogo la dignità, che viene molto lesa da questi fenomeni.

Chiaramente ci confrontiamo costantemente con professionisti in ambito clinico perché è importante non andare oltre il nostro ruolo e la nostra competenza.

. Chi sono le “vittime” di questi comportamenti?

Possono essere uomini e donne, giovani o meno giovani, italiani o stranieri: questi fenomeni sono veramente trasversali.

Diciamo che però le categorie più colpite, nei tempi più recenti, sono le persone in età avanzata (over 55), le donne con figli in età scolare e i cd caregiver, perché considerate dal datore di lavoro e dagli stessi colleghi– spesso a torto – meno disponibili e presenti sul lavoro e quindi meno produttive.

. Ci sono differenze di comportamenti molesti tra vari ruoli? Mi spiego meglio: tra una donna segretaria ed una donna manager, le “strategie di mobbing” sono diverse?

Non vedo particolari differenze. I comportamenti discriminatori, marginalizzanti o mobbizzanti scaturiscono spesso da una scarsa sensibilità di chi li attua, da una insufficiente preparazione e attitudine ruolo di capo che ricopre e da uno scarso lavoro su di sé.

Spesso le situazioni marginalizzanti e moleste, da quello che posso osservare io, si verificano perché il capo è inadeguato: mi spiego meglio; un lavoratore o una lavoratrice possono anche avere delle difficoltà relazionali o personali o delle problematiche, ma apostrofarle con con aggressività e senza rispetto è, appunto, secondo me indice di scarsa attitudine e preparazione al ruolo, oltreché di scarsa sensibilità e forse anche di insicurezza.

. Come sono cambiati negli anni i comportamenti ma anche le reazioni di chi li subisce?

Sicurmente c’è maggiore consapevolezza e informazione sia sui fenomeni che sui danni che procurano alla persona e al contesto familiare e sociale: chi subisce questo genere di comportamenti comincia a isolarsi in famiglia, a non uscire più di casa, abbandona sport, attività sociali e di svago; cambia abitudini e stile di vita; e spesso si ammala, gravando peraltro sulla collettività in termini di costi della malattia e delle spese sanitarie.

Al di là del mobbing e dei problemi di cui mi hai appena parlato, c’è un vero e proprio problema culturale che caratterizza il genere femminile, non trovi? Mi riferisco sia al fatto che le donne nel mondo del lavoro, sono ancora troppo poco presenti negli altri livelli di dirigenza, sia al fatto che a volte sono proprio loro ad autoescludersi e quindi ad essere ostacolo di sè stesse, perché non si ritengono all’altezza del ruolo.

Condividi?

Sicuramente. Il cd tetto di cristallo, dato dalla difficoltà per la donna di arrivare ai vertici nella gerarchia, salvo sporadiche eccezioni, è ancora un fenomeno presente nel nostro paese.

E l’Istat conferma costantemente la pemermanenza di un divario retributivo uomo-donna che, a seconda delle aree geografiche,varia dal 20 fino al 40%.

Per non parlare poi, come giustamente tu dicevi, dell’abbandono lavorativo, dell’autoesclusione  per motivi familiari, o a seguito delle discriminazioni che le donne subiscono al rientro dalla maternità o ancora a seguito di molestie sessuali, che spesso procurano la perdita del lavoro per la donna; anche se le cose – piano piano – stanno cambiando in meglio.

Sei molto sensibile a promuovere iniziative e dibattiti a favore della diversità, come valore, a tutela dell’uguaglianza, della solidarietà.

. Tu cosa intendi per diversità?

Siamo tutti diversi perché ciascuno di noi è unico e non uguale a nessuno.

Peraltro anche nel lavoro come si fa a parlare di diversità? Prima o dopo se ci va bene invecchiamo tutti, tutti possiamo avere eventi lieti (nascita di un figlio, matrimonio) o tristi e complicati (lutti, malattie); a ciascuno puà capitare di dover assistere genitori anziani oppure familiari con disabilità. E quindi la diffusione di una cultura del rispetto dell’altro anche nei luoghi di lavoro è importante per evitare divisioni tra lavoratori, per creare maggiore coesione e solidarietà che recentemente è andata un po’ persa.

. Perché nel mondo del lavoro è diventato un plus il diversity management?

Perché se si sta bene sul lavoro e c’è un clima di rispetto della persona e dei suoi specifici bisogni, allora come dicevo prima si crea un circolo virtuoso, un sistema che fa stare bene anche l’organizzazione e in generale la collettività.

In altri termini, se un lavoratore o una lavoratrice vengono più compresi nei loro bisogni e nelle loro difficoltà, allora tendono a dare comunque il massimo, perché stanno emotivamente bene.

. Quali sono i benefici della diversità?

La diversità ha tanta ricchezza e porta tanti benefici, basta saperli vedere. Un lavoratore anziano, ad esempio, può essere utile nella formazione dei più giovani,  per passare il know how, la “tradizione” e cultura dell’azienda. Un giovane può portare una ventata di novità sulle tecnologie più avanzate, sull’utilizzo dei social nella comunicazione, sull’innovazione dei processi. Sono solo esempi che quotidianamente osservo.

Per me la diversità è un valore, perché è il mix delle competenze e dei diversi modi di interagire e relazionarsi, di vedere le cose da una prospettiva diversa, che da realmente VALORE!

. Qual è la motivazione più forte che ti porta ad occuparti di queste tematiche?

L’ho detto all’inizio: mi dispiace molto vedere le persone che si sentono mortificate e offese e quindi cerco di dare tutto il mio supporto, dal mio spazio di competenza, per aiutarle a risollevarsi.

. Qual è il tuo: perché fai ciò che fai?

Faccio questo lavoro perché credo sia utile socialmente e perché mi piace. Normalmente l’avvocato viene visto con sospetto, invece se non trovi un avvocato che faccia valere i tuoi diritti hai perso in partenza.

L’utilità sociale del lavoro è stabilita dalla nostra Costituzione, che richiede l’adempimento degli inderogabili doveri di solidarietà politica, economica e sociale (art. 2. Art. 41 comma 2° Cost).

Per me oltreché un dovere, è anche un piacere!.

“QUI SE MI DAI IL GANCIO E MI CHIEDI QUAL E’ IL MIO PERCHE’, DICO 2 PAROLE ANCHE IO SULLA VISIONE DEL MIO RUOLO”.

Il mio perché, è proprio quello di rendere consapevoli le mie assistite delle loro scelte di vita, perché possano affrontare le importanti sfide della vita, con serenità.

Nei tuoi convegni parli anche di leadership al femminile, cosa intendi per leadership?

La leadership implica la capacità di orientare il gruppo e il lavoro nella direzione giusta; questo  sul piano organizzativo, relazionale ed economico. Implica una grande responsabilità e anche grande umiltà, capacità di ascoltare ma anche di decidere, quando è il momento. Insomma è una attitudine che può essere innata ma che spesso va allenata e messa a punto.

Se ti dicessi INDIPENDENZA per te cosa vuol dire?

E’ una domanda difficile. Siamo tutti interconnessi e, in senso lato, dipendiamo dagli altri. Per nutrirci sia fisicamente che moralmente.

Diciamo che il lavoro che occorre fare su di noi è cercare di non patire troppo del giudizio degli altri, di non avere “bisogno” di una relazione sentimentale, di non avere “bisogno” di continue conferme e così via.

E Indipendenza economica cosa significa per te?

Per me è sinonimo di sicurezza finanziaria, quindi vivere in modo confortevole, non dipendere economicamente da nessuno, ma soprattutto essere responsabile dei propri risparmi in prima persona, perché la non conoscenza oggi non è più ammissibile, questo è anche il motivo per cui tengo tantissimo alla in-formazione con le mie assistite.

Per me è sinomino di vita confortevole e piuttosto agiata, ma sempre con attenzione a chi sta peggio.

E tu che rapporto hai con il denaro?

Cerco di avere un rapporto equilibrato, e di spendere il giusto per vivere e svagarmi; devo dire che non riesco però a “risparmiare” molto, specie ultimamente…

Come sei solita prendere le tue decisioni, sia nella vita personale che professionale?

Cerco sempre di non prendere decisioni affrettate, di pensarci bene, di confrontarmi con le persone che mi vogliono bene e poi – dopo il giusto tempo – di lanciarmi!

Hai una vita molto frenetica…. Ti fermi mai a riflettere o meglio a scrivere nero su bianco i tuoi obiettivi futuri? Se si, come lo fai?

Ogni tanto lo faccio, ultimamente no perché mi stanno capitando proprio le cose che vanno nella direzione che avevo a suo tempo progettato!

E quindi…. chi sarà Annalisa tra 5 anni?

Caspita che domanda, pensiamo all’oggi e a stare bene giorno per giorno…

Comunque lo so, ma meglio non parlarne qui …

Senti se dovessi chiederti, per la tua esperienza: What Women Want….

cosa mi dici?

Essere felici, amare ed essere amate. Fare un lavoro soddisfacente e circondarsi delle persone giuste.

Nel mio ruolo di consulente ho constatato che le donne, intanto stanno aumentando il loro potere economico, semplicemente voglio essere considerate, perché la finanza non è per gli uomini, ma è tema per tutti. Vogliono capire in fondo prima di prendere decisioni, sanno bene cosa non vorrebbero che accadesse, vogliono prendersi cura delle persone a loro care, non vogliono essere stereotipate, giudicate e soprattutto non vogliono fare errori.

Annalisa, un’ultima domanda: come vedi il futuro nel mondo del lavoro, sia per quanto riguarda i lavori del futuro, sia per quanto riguarda i comportamenti delle società, datori di lavoro e non per ultimo le generazioni dei millennial ed il loro approccio?

Non è il mio mestiere quello di fare previsioni di questo tipo ma molti esperti hanno scritto sul blog del fatto quotidiano che curo e da loro ho imparato molte cose sui lavori del futuro.

Le nuove tecnologie chiaramente hanno rivoluzionato il modo di lavorare, con l’ufficio che è sul portale per cui è sufficiente un apparecchio e una buona connessione wi-fi e c’è la possibilità di lavorare da ogni dove.

Posso in ogni caso dirti che – da quello che vedo – si lavorerà sempre di meno e, nel tempo che resta libero, sarà interessante trovare attività sociali, familiari e politiche in senso lato appaganti, in linea con i propri desideri, valori e talenti.

Grazie Annalisa, grazie per aver condiviso con me tematiche importanti di grande sensibilità sociale, che ci si augura possano trovare quanto prima, giustizia e correttezza in un mondo di maggiori responsabilità e non basato sul profitto a tutti i costi.

Grazie

Qui il podcast dell'intervista.

 

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