Nel sistema delle tutele giuslavoristiche contemporanee, l’intersezione tra genere, disabilità e ruolo di caregiver impone una rilettura sostanziale del principio di eguaglianza. L’approccio intersezionale evidenzia come le discriminazioni generino effetti compositi, che il diritto del lavoro tradizionale fatica a intercettare. La condizione delle donne con disabilità e delle lavoratrici caregiver (di persone con disabilità o di figli in tenera età), in particolare, si colloca in una zona di vulnerabilità socio-occupazionale caratterizzata da difficoltà di accesso e permanenza nel mercato del lavoro, maggiore esposizione al part-time involontario e rischio di impoverimento.
In tale prospettiva, gli accomodamenti ragionevoli rappresentano un presidio centrale. La Direttiva 2000/78/CE e il d.lgs. 216/2003, letti alla luce della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, impongono al datore di lavoro l’obbligo di adottare misure idonee a garantire la piena partecipazione al lavoro, salvo l’onere di dimostrare l’onerosità sproporzionata dell’intervento. La giurisprudenza della Corte di Giustizia (cause C-303/06 Coleman e C-312/11 Commissione c. Italia), della Cassazione (tra cui Cass. n. 9095/2021) e da ultimo anche la stessa Corte di Giustizia (sentenza 11 settembre 2025) ha esteso la protezione anche ai familiari che assistono persone con disabilità, riconoscendo la portata antidiscriminatoria degli accomodamenti.
In questa cornice, strumenti quali lo smart working, la rimodulazione dei tempi di lavoro, il part-time reversibile e la flessibilità organizzativa assumono natura di accomodamenti ragionevoli funzionali non solo alla conciliazione, ma alla prevenzione delle discriminazioni indirette fondate sul genere e sulla condizione familiare. Il rifiuto immotivato di tali misure può integrare una violazione dell’art. 2087 c.c. e dell’art. 15 St. lav., oltre che del principio di pari opportunità ex d.lgs. 198/2006 (art. 25 novellato dalla l. 162/2021).
Questi e altri temi legati a stress lavorativo e discriminazioni sono approfonditi all’interno del volume a firma Annalisa Rosiello e Domenico Tambasco, “l risarcimento del danno da stress lavorativo. Nuove forme di tutela nell’era del lavoro digitale, ed. Giuffré, 2024.
Il diritto del lavoro, nella sua evoluzione, è dunque chiamato a farsi strumento di riequilibrio sostanziale e di contrasto alla povertà lavorativa, valorizzando un modello di integrazione che riconosca le differenze come parametro di giustizia e di tutela della dignità, e non come fonte di marginalità.
Ne parliamo al Convegno nazionale Sisec, società Italiana Sociologia economica, dal titolo L’era del disordine: conflitto e cooperazione nel capitalismo contemporaneo.
