Novità giurisprudenziali 3 ottobre 2018, a cura di Monica Serra.

- CONTRATTO A TUTELE CRESCENTI – ILLEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE -

Corte Costituzionale, 26 settembre 2018

Il 26 settembre scorso la Consulta ha diffuso la notizia della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 3, comma 1 del D.Lgs. 23/2015 – meglio noto come contratto a tutele crescenti -, nella parte in cui dispone che l’indennità risarcitoria, dovuta al lavoratore per il caso di licenziamento illegittimo,  viene determinata secondo il solo criterio rigido dell’anzianità lavorativa, senza spazio discrezionale per il giudice.

Tale criterio, che non è stato modificato dal D.l. n. 87/2018 (c.d. “Decreto Dignità”), se non per i tetti minimi e massimi dell’indennità, è contrario ai principi di ragionevolezza e uguaglianza e contrasta con il diritto e la tutela del lavoro sanciti dagli artt. 4 e 35 della Costituzione.

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Dichiarazione di illegittimità Costituzionale del c.d Contratto a tutele Crescenti, comunicato ufficio stampa della Corte 26 settembre 2018

Il 26 settembre 2018 la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità del d.lgs. 23/2018 sulle c.d. "tutele crescenti" per contrasto con gli articoli 4 e 35 Cost..

Pur riservandoci maggiori delucidazioni in esito al deposito delle motivazioni, riteniamo che i criteri di valutazione dell'indennizzo debbano da oggi in avanti essere tutti quelli previsti dall'art. 18, comma 5°, Stat. Lav., ovvero anche l'anzianità del lavoratore, il numero dei dipendenti occupati, le dimensioni dell'attività economica, il comportamento e le condizioni delle parti e non soltanto quello dell'anzianità di servizio.

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Rassegna giurisprudenziale 19 settembre 2018, a cura di Monica Serra

- PROPORZIONALITA’ NEL LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA -

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 8 agosto 2018 n. 20660

La nozione di licenziamento per giusta causa è legale e il giudice non è vincolato alle eventuali condotte esemplificative inserite nei CCNL; tuttavia, il giudice mantiene comunque la facoltà di far riferimento ai CCNL e alla valutazione che le parti sociali propongono in relazione alla gravità di determinati comportamenti.

Ciò premesso, l’accertamento della giusta causa di licenziamento va eseguito caso per caso valutando la gravità del comportamento addebitato al dipendente in considerazione delle circostanze del fatto.

E’ pertanto possibile che il giudice escluda che il comportamento classificato come giusta causa di licenziamento nel CCNL possa essere in realtà tale in considerazione delle circostanze concrete che lo hanno caratterizzato.

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Intervista sul settimanale "Grazia" di Annalisa Rosiello: La figura della Consigliera di Fiducia

La figura della Consigliera di Fiducia è diffusa principalmente all’interno delle Università; rappresenta un strumento molto utile per prevenire e contrastare ogni forma di violenza e molestia all’interno dei luoghi del lavoro. Questa figura meriterebbe di essere istituita anche in altri contesti (multinazionali e, in generale, imprese), per favorire sempre più la diffusione di una cultura improntata al benessere e alla felicità negli ambienti di lavoro. Annalisa Rosiello, Consigliera di Fiducia del Politecnico di Milano, interviene su Grazia di settembre 2018, illustrando brevemente le potenzialità del ruolo.

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Rassegna giurisprudenziale 12 settembre 2018, a cura di Monica Serra

- INFORTUNIO IN ITINERE E USO DELLA BICICLETTA -

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, ordinanza 31 agosto 2018 n. 21516

E’ infortunio in itinere quello occorso al dipendente mentre si reca in bicicletta al lavoro, se l’uso del mezzo è “necessitato” dalla mancanza di mezzi pubblici e da problemi di deambulazione.

Quanto alla nozione di “necessitato”, secondo la Cassazione l’utilizzo della bicicletta per recarsi al lavoro è tale non solo quando sia determinato da ragioni di impedimento per la percorrenza a piedi del tragitto da casa al lavoro, non intendendosi soltanto le situazioni in cui l'impossibilità sia assoluta, ma - alla luce dei principi di tutela della dignità della persona (art. 2 Cost.) e della salute (art. 32) - anche le situazioni in cui la deambulazione sia motivo di pena ed eccesso di fatica, oltre che di rischio per l'integrità psicofisica); a queste si aggiungono anche le situazioni in cui (cfr. Cass. n. 7313/2016) "l'uso della bicicletta privata per il tragitto 'luogo di lavoro abitazione' può essere consentito secondo un canone di necessità relativa, ragionevolmente valutato in relazione al costume sociale, anche per assicurare un più intenso rapporto con la comunità familiare, e per tutelare l'esigenza di raggiungere in modo riposato e disteso i luoghi di lavoro in funzione di una maggiore gratificazione dell'attività ivi svolta".

E’ invece escluso il c.d. rischio elettivo, ossia quello estraneo e non attinente all'attività lavorativa ma dovuto ad una scelta arbitraria del dipendente, che crei ed affronti volutamente, in base a ragioni o ad impulsi personali, una situazione diversa da quella ad essa inerente.

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