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Dichiarazione di illegittimità Costituzionale del c.d Contratto a tutele Crescenti, comunicato ufficio stampa della Corte 26 settembre 2018

Il 26 settembre 2018 la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità del d.lgs. 23/2018 sulle c.d. "tutele crescenti" per contrasto con gli articoli 4 e 35 Cost..

Pur riservandoci maggiori delucidazioni in esito al deposito delle motivazioni, riteniamo che i criteri di valutazione dell'indennizzo debbano da oggi in avanti essere tutti quelli previsti dall'art. 18, comma 5°, Stat. Lav., ovvero anche l'anzianità del lavoratore, il numero dei dipendenti occupati, le dimensioni dell'attività economica, il comportamento e le condizioni delle parti e non soltanto quello dell'anzianità di servizio.

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Rassegna giurisprudenziale 19 settembre 2018, a cura di Monica Serra

- PROPORZIONALITA’ NEL LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA -

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 8 agosto 2018 n. 20660

La nozione di licenziamento per giusta causa è legale e il giudice non è vincolato alle eventuali condotte esemplificative inserite nei CCNL; tuttavia, il giudice mantiene comunque la facoltà di far riferimento ai CCNL e alla valutazione che le parti sociali propongono in relazione alla gravità di determinati comportamenti.

Ciò premesso, l’accertamento della giusta causa di licenziamento va eseguito caso per caso valutando la gravità del comportamento addebitato al dipendente in considerazione delle circostanze del fatto.

E’ pertanto possibile che il giudice escluda che il comportamento classificato come giusta causa di licenziamento nel CCNL possa essere in realtà tale in considerazione delle circostanze concrete che lo hanno caratterizzato.

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Intervista sul settimanale "Grazia" di Annalisa Rosiello: La figura della Consigliera di Fiducia

La figura della Consigliera di Fiducia è diffusa principalmente all’interno delle Università; rappresenta un strumento molto utile per prevenire e contrastare ogni forma di violenza e molestia all’interno dei luoghi del lavoro. Questa figura meriterebbe di essere istituita anche in altri contesti (multinazionali e, in generale, imprese), per favorire sempre più la diffusione di una cultura improntata al benessere e alla felicità negli ambienti di lavoro. Annalisa Rosiello, Consigliera di Fiducia del Politecnico di Milano, interviene su Grazia di settembre 2018, illustrando brevemente le potenzialità del ruolo.

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Rassegna giurisprudenziale 12 settembre 2018, a cura di Monica Serra

- INFORTUNIO IN ITINERE E USO DELLA BICICLETTA -

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, ordinanza 31 agosto 2018 n. 21516

E’ infortunio in itinere quello occorso al dipendente mentre si reca in bicicletta al lavoro, se l’uso del mezzo è “necessitato” dalla mancanza di mezzi pubblici e da problemi di deambulazione.

Quanto alla nozione di “necessitato”, secondo la Cassazione l’utilizzo della bicicletta per recarsi al lavoro è tale non solo quando sia determinato da ragioni di impedimento per la percorrenza a piedi del tragitto da casa al lavoro, non intendendosi soltanto le situazioni in cui l'impossibilità sia assoluta, ma - alla luce dei principi di tutela della dignità della persona (art. 2 Cost.) e della salute (art. 32) - anche le situazioni in cui la deambulazione sia motivo di pena ed eccesso di fatica, oltre che di rischio per l'integrità psicofisica); a queste si aggiungono anche le situazioni in cui (cfr. Cass. n. 7313/2016) "l'uso della bicicletta privata per il tragitto 'luogo di lavoro abitazione' può essere consentito secondo un canone di necessità relativa, ragionevolmente valutato in relazione al costume sociale, anche per assicurare un più intenso rapporto con la comunità familiare, e per tutelare l'esigenza di raggiungere in modo riposato e disteso i luoghi di lavoro in funzione di una maggiore gratificazione dell'attività ivi svolta".

E’ invece escluso il c.d. rischio elettivo, ossia quello estraneo e non attinente all'attività lavorativa ma dovuto ad una scelta arbitraria del dipendente, che crei ed affronti volutamente, in base a ragioni o ad impulsi personali, una situazione diversa da quella ad essa inerente.

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Rassegna giurisprudenziale 5 settembre 2018, a cura di Monica Serra

- DEMANSIONAMENTO E ONERI PROBATORI -

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 3 luglio 2018 n. 17365

Nel caso in cui il lavoratore sostenga di essere vittima di un demansionamento per inesatto adempimento dell’obbligo gravante sul datore di lavoro ex art. 2103 cod.civ., è onere del datore di lavoro dimostrare il suo esatto adempimento.

In particolare, il datore di lavoro può soddisfare tale onere probatorio in tre modi: “attraverso la prova concreta di una mancanza di demansionamento; attraverso la prova che la sua condotta è stata giustificata dal legittimo esercizio dei poteri imprenditoriali o disciplinari; in base all’art. 1218 cod.civ., per impossibilità della prestazione per causa a lui non imputabile”.

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Rassegna giurisprudenziale 25 luglio 2018, a cura di Monica Serra

- CAMBIO DI APPALTO: DIRITTO ALL’ASSUNZIONE INDIPENDENTEMENTE DALL’INIDONEITA’ AL LAVORO -

Tribunale di Benevento, sezione Lavoro, sentenza 19 giugno 2018, Giud. Cassinari

Con questa recente pronuncia il Tribunale di Benevento ha affrontato la fattispecie del diritto all’assunzione ex art. 4 del CCNL servizi di pulizia e multiservizi, con particolare riferimento al caso di una lavoratrice che nell’ambito di un cambio di appalto è stata sottoposta a visita medica preassuntiva dall'azienda cessionaria ed è stata giudicata temporaneamente inidonea al lavoro. Proprio in ragione della temporanea inidoneità della lavoratrice la cessionaria aveva rifiutato di assumerla, in violazione della clausola sociale contenuta nel CCNL e dell’accordo con le OO.SS. sul passaggio dei lavoratori.

Come osservato dal Giudice, in caso di cambio d’appalto non grava sulla cessionaria alcun obbligo di sottoporre i lavoratori entranti a visita preassuntiva, ma solo quello di adempiere gli accordi presi.

La cessionaria avrebbe dunque dovuto assumere la lavoratrice e solo successivmente farla visitare e adottare le misure conseguenti al giudizio del medico competente (dal tentativo di ricollocazione in mansioni anche inferiori, alla sospensione dal lavoro fino alla cessazione della temporanea inidoneità).

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Rassegna giurisprudenziale 18 luglio 2018, a cura di Monica Serra

- LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA -

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 23 maggio 2018 n. 12805

In tema di giusta causa di licenziamento la sua sussistenza deve necessariamente essere valutata alla luce della gravità dei fatti addebitati al lavoratore e alla proporzionalità tra questi e la sanzione irrogata.

Inoltre la valutazione della gravità dell’illecito deve passare anche per il suo confronto con la qualità e importanza delle mansioni svolte lavoratore.

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 5 giugno 2018 n. 14391

Nel valutare la sussistenza di una giusta causa di licenziamento il Giudice ha l’onere di considerare la gravità dei fatti addebitati al lavoratore e in particolare i loro connotati oggettivi e soggettivi: il danno arrecato, l’intensità del dolo o il grado della colpa, i precedenti disciplinari, ogni altra circostanza idonea a incidere sul livello di lesione del rapporto fiduciario tra le parti.

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 4 giugno 2018 n. 14192

Nel caso in cui al lavoratore vengano contestati una pluralità di addebiti o un’unica ma articolata condotta, “l’insussistenza del fatto” si configura solo qualora sul piano fattuale possa escludersi la realizzazione di un nucleo minimo di condotta si per sé idoneo a giustificare la sanzione espulsiva o quando si realizzi il caso del fatto sussistente ma privo del carattere di illiceità.

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Rassegna giurisprudenziale 4 luglio 2018, a cura di Monica Serra

- MOBBING -

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, ordinanza 20 giugno 2018 n. 16247

L’atteggiamento di sarcasmo tenuto dai colleghi nei confronti di un lavoratore spesso assente per questioni di salute configura mobbing: tale atteggiamento dei colleghi, infatti, non è né normale e inevitabile né giustificabile.

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, ordinanza 20 giugno 2018 n. 16256

Con questa recente sentenza la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sul concetto e sul significato di mobbing, ossia quella figura alla quale vengono comunemente ricondotti tutti gli atti vessatori complessivamente compiuti dal datore di lavoro e inseriti in una sequenza connotata da un intento persecutorio.

Ebbene, la sentenza qui citata afferma e conferma un orientamento già precedentemente espresso dalla S.C., secondo il quale la figura del mobbing ha esclusivamente un rilievo giuridicamente descrittivo, posto che l’applicazione dell’art. 2087 c.c. - norma alla quale viene comunemente ricondotta la situazione di mobbing -  non è vincolata al determinarsi di una condotta vessatoria complessiva, ma è destinata a operare anche rispetto a singoli comportamenti inadempienti o illegittimi che siano causa di pregiudizi alla salute e ad altre situazioni giuridiche del lavoratore.

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Rassegna giurisprudenziale 22 giugno 2018, a cura di Monica Serra

- NULLITA’ DEL RECESSO IN PROVA DELLA LAVORATRICE IN GRAVIDANZA -

Tribunale di Milano, sezione Lavoro, sentenza 17 maggio 2018 n. 1213

Nell’ambito di un contratto c.d. a tutele crescenti, il Tribunale di Milano ha dichiarato la nullità del licenziamento della lavoratrice in stato di gravidanza per mancato superamento del periodo di prova.

Il Giudice ha chiarito che il licenziamento in prova della lavoratrice madre, come spiegato dalla sentenza  n. 172/1996 della Corte Costituzionale, deve essere motivato; il datore di lavoro, cioè, deve adeguatamente spiegare le ragioni per le quali il giudizio sulla prestazione resa dalla lavoratrice durante l’esperimento è negativo al fine di consentire alla parte, e successivamente al giudice, di valutare che il licenziamento non sia legato alla condizione di donna incinta.

E nel caso specifico tale onere non è stato assolto e il licenziamento è stato ritenuto discriminatorio sulla base di una serie di elementi presuntivi allegati dalla lavoratrice, come la consequenzialità temporale tra la comunicazione dello stato di gravidanza e l’intimazione del licenziamento.

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Rassegna giurisprudenziale 15 giugno 2018, a cura di Monica Serra

- LICENZIAMENTO PER SCARSO RENDIMENTO -

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 8 maggio 2018 n. 10963

Il licenziamento per c.d. “scarso rendimento” è un’ipotesi di recesso del datore di lavoro per un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore, e come tale è riconducibile al genus della risoluzione per inadempimento di cui all’art. 1453 e ss. cod.civ..

Di conseguenza il recesso così qualificato, ma in realtà dovuto a un elevato numero di assenze (peraltro non tal da esaurire il periodo di comporto,) è ingiustificato.

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