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Novità giurisprudenziali 21 novembre 2018, a cura di Monica Serra.

- LAVORO CARCERARIO – DETERMINAZIONE DELLA MERCEDE -

Tribunale di Firenze, sezione Lavoro, sentenza 5 aprile 2018

Il Tribunale di Firenze, con la sentenza segnalata, conferma l’orientamento già espresso da diversi Tribunali - in particolare Roma -, affermando che il detenuto che presta la propria attività lavorativa alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria – all’interno della struttura carceraria in cui è detenuto - ha diritto all’adeguamento della retribuzione di cui all’art. 22 l. 354/1975 (ordinamento penitenziario).

 

 

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Novità giurisprudenziali 14 novembre 2018, a cura di Monica Serra.

- LICENZIAMENTO DISCRIMINATORIO – ONERE DELLA PROVA -

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 27 settembre 2018 n. 23338

Con questa pronuncia la Corte di Cassazione conferma l’orientamento per cui, laddove il lavoratore deduca la discriminatorietà della condotta datoriale, è suo onere allegare le circostanze di fatto dalle quali si possa desumere, per inferenza, che la discriminazione ha avuto luogo; di contro, spetta al datore di lavoro dimostrare l’insussistenza della discriminazione stessa.

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Illegittimità costituzionale del c.d. Contratto a tutele crescenti - La Corte deposita la motivazione - 13 novembre 2018

Sono state depositate dalla Corte Costituzionale le motivazioni della sentenza relativa alla dichiarazione di illegittimità costituzionale del d.lgs. 23/2015, art. 3.

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Novità giurisprudenziali 7 novembre 2018, a cura di Monica Serra.

- LICENZIAMENTI COLLETTIVI – PENSIONAMENTO – CRITERI DI SCELTA -

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 8 ottobre 2018 n. 24755

La  Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di licenziamento collettivo volto a ridimensionare l’organico in ragione della dichiarata necessità di procedere alla diminuzione del costo del lavoro, è possibile che azienda e organizzazioni sindacali si accordino per l’applicazione di un solo criterio di scelta dei lavoratori da estromettere e, in particolare, sulla della possibilità di accedere al pensionamento.

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Novità giurisprudenziali 31 ottobre 2018, a cura di Monica Serra.

- DOPPIO LICENZIAMENTO PER LA MEDESIMA CONDOTTA -

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 23 ottobre 2018 n. 26815

Si applica il principio penalistico del ne bis in idem (a mente del quale una persona non può essere giudicata due volte per lo stesso fatto) al licenziamento intervenuto dopo che il lavoratore era già stato licenziato per i medesimi fatti: tale licenziamento, quindi, non può che essere dichiarato nullo.

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Novità giurisprudenziali 17 ottobre 2018, a cura di Monica Serra.

- CONTRATTO A TUTELE CRESCENTI - LICENZIAMENTO COLLETTIVO – ILLEGITTIMITA’ – CONSEGUENZE

Tribunale di Bari, 11 ottobre 2018

La sentenza merita la segnalazione quale prima pronuncia in tema di conseguenze risarcitorie del licenziamento illegittimo in seguito all’annuncio da parte della Corte Costituzionale della dichiarazione di illegittimità del d.lgs. 23/2015 e, in particolare, della norma che indica quale solo requisito per la determinazione dell’indennità quello della sola anzianità aziendale  (nel caso, un licenziamento collettivo disposto pure in assenza dei requisiti formali necessari nell’ambito della comunicazione che la società ha l’obbligo di effettuare).

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Novità giurisprudenziali 10 ottobre 2018, a cura di Monica Serra.

- INDENNITA’ DI MATERNITA’ -

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 12 settembre 2018 n. 22177

La Corte di Cassazione ha chiarito che il padre lavoratore dipendente può utilizzare i permessi di cui all’art. 66 D.lgs. n. 151/2001, che disciplina l’indennità di maternità a favore delle lavoratrici autonome, anche nel periodo in cui la madre goda dell’indennità stessa, la cui fruizione non è per legge incompatibile con la ripresa dell’attività lavorativa.

La pronuncia quindi amplia la tutela avendo a mente non solo l’interesse della lavoratrice madre, ma quelli del bambino ad avere una giusta assistenza e quelli del padre ad esercitare attivamente il proprio diritto alla paternità.

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Novità giurisprudenziali 3 ottobre 2018, a cura di Monica Serra.

- CONTRATTO A TUTELE CRESCENTI – ILLEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE -

Corte Costituzionale, 26 settembre 2018

Il 26 settembre scorso la Consulta ha diffuso la notizia della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 3, comma 1 del D.Lgs. 23/2015 – meglio noto come contratto a tutele crescenti -, nella parte in cui dispone che l’indennità risarcitoria, dovuta al lavoratore per il caso di licenziamento illegittimo,  viene determinata secondo il solo criterio rigido dell’anzianità lavorativa, senza spazio discrezionale per il giudice.

Tale criterio, che non è stato modificato dal D.l. n. 87/2018 (c.d. “Decreto Dignità”), se non per i tetti minimi e massimi dell’indennità, è contrario ai principi di ragionevolezza e uguaglianza e contrasta con il diritto e la tutela del lavoro sanciti dagli artt. 4 e 35 della Costituzione.

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Dichiarazione di illegittimità Costituzionale del c.d Contratto a tutele Crescenti, comunicato ufficio stampa della Corte 26 settembre 2018

Il 26 settembre 2018 la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità del d.lgs. 23/2018 sulle c.d. "tutele crescenti" per contrasto con gli articoli 4 e 35 Cost..

Pur riservandoci maggiori delucidazioni in esito al deposito delle motivazioni, riteniamo che i criteri di valutazione dell'indennizzo debbano da oggi in avanti essere tutti quelli previsti dall'art. 18, comma 5°, Stat. Lav., ovvero anche l'anzianità del lavoratore, il numero dei dipendenti occupati, le dimensioni dell'attività economica, il comportamento e le condizioni delle parti e non soltanto quello dell'anzianità di servizio.

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Rassegna giurisprudenziale 19 settembre 2018, a cura di Monica Serra

- PROPORZIONALITA’ NEL LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA -

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 8 agosto 2018 n. 20660

La nozione di licenziamento per giusta causa è legale e il giudice non è vincolato alle eventuali condotte esemplificative inserite nei CCNL; tuttavia, il giudice mantiene comunque la facoltà di far riferimento ai CCNL e alla valutazione che le parti sociali propongono in relazione alla gravità di determinati comportamenti.

Ciò premesso, l’accertamento della giusta causa di licenziamento va eseguito caso per caso valutando la gravità del comportamento addebitato al dipendente in considerazione delle circostanze del fatto.

E’ pertanto possibile che il giudice escluda che il comportamento classificato come giusta causa di licenziamento nel CCNL possa essere in realtà tale in considerazione delle circostanze concrete che lo hanno caratterizzato.

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