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Novità giurisprudenziali 9 marzo 2018, a cura di Monica Serra.

- MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA -

Corte di Cassazione, sezione VI penale, sentenza 6 - 31 ottobre 2017 n. 49997

Secondo la Corte di Cassazione Penale sussiste il reato di maltrattamento in famiglia quando il marito ponga in essere intenzionalmente e con abitualità una serie di condotte che abbiano lo scopo di denigrare, svilire e umiliare l’altro coniuge: in particolare, secondo la Cassazione anche impedire alla moglie di svolgere attività lavorativa è una condotta che integra il reato di maltrattamenti in famiglia.

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Novità giurisprudenziali 1 marzo 2018, a cura di Monica Serra.

- QUALIFICAZIONE DELLE CONDOTTE VESSATORIE DEL DATORE DI LAVORO -

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, ord. 16 febbraio 2018 n. 3871

Con questa recente pronuncia la sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha preso una netta posizione in tema di mobbing, affermando che anche laddove le condotte datoriali denunciate dal lavoratore non possano essere qualificate come tali perché carenti di intento persecutorio, il giudice deve comunque valutarle al fine di verificarne l’eventuale illiceità

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Novità giurisprudenziali 21 febbraio 2018, a cura di Monica Serra.

- INFORTUNIO SUL LAVORO -

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, ordinanza 23 gennaio 2018 n. 1574

In caso di infortunio occorso al lavoratore distaccato, cioè inviato a prestare l’attività lavorativa in favore di un soggetto diverso dal proprio datore di lavoro, la responsabilità per l’infortunio è del distaccatario, in quanto soggetto che ha assunto in proprio la direzione e la vigilanza del lavoro, e che dunque, di fatto, esercita il controllo sulla prestazione.

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Novità giurisprudenziali 15 febbraio 2018, a cura di Monica Serra.

- EROGAZIONE PREMIO DI RISULTATO: DISCRIMINATORIETA' DELL'ESCLUSIONE IN RAGIONE DELLA FRUIZIONE DEI CONGEDI PER MATERNITA' -

Corte d'Appello di Torino, sezione Lavoro, sentenza n. 397/2017 del 10 gennaio 2018

E’ discriminatorio il trattamento, apparentemente neutro, con il quale un’azienda subordina l’erogazione del premio di risultato all’effettiva presenza in servizio, escludendo quindi le assenze per congedo di maternità, parentale e per malattia dei figli.

La Corte d’Appello di Torino ha confermato la sentenza di primo grado che si era pronunciata sul punto, rilevando come il criterio di esclusione contenuto in diversi accordi aziendali, di per sé neutro, risulti in realtà idoneo a determinare una discriminazione indiretta delle lavoratrici madri, che statisticamente – in relazione al caso concreto e sulla base di dati statistici non contestati dall’azienda – fruiscono dei congedi di maternità, parentali e delle astensioni per malattia dei figli in rapporto di 8 / 1 rispetto agli uomini.

La Corte d’Appello ha quindi confermato la condanna al pagamento degli importi che sarebbero spettati se i periodi di astensione per i motivi detti fossero stati correttamente inclusi nella determinazione del premio di risultato.

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Novità giurisprudenziali 7 febbraio 2018, a cura di Monica Serra.

- DANNO ESISTENZIALE -

Corte di Cassazione, sezione III civile, ordinanza 29 gennaio 2018 n. 2056

Pronunciandosi in tema di danno non patrimoniale, la Corte di Cassazione ha ribadito i principi già espressi in punto di danno esistenziale, ribadendo i requisiti per il suo accertamento e la consequenziale condanna al risarcimento.

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Novità giurisprudenziali 31 gennaio 2018, a cura di Monica Serra.

- DISCRIMINAZIONE DEL LAVORATORE DISABILE -

Corte di Giustizia dell'Unione europea, causa C-270/2016, sentenza 18 gennaio 2018

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha affermato che il licenziamento di un disabile per assenze intermittenti connesse alla patologia, riconosciuta come invalidante, può costituire una discriminazione basata sull’handicap, ai sensi e ai fini della Direttiva 2000/78/CE.

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Novità giurisprudenziali 24 gennaio 2018, a cura di Monica Serra.

- VISITE FISCALI PER I DIPENDENTI PUBBLICI -

Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica, 17 ottobre 2017, n. 206, pubblicato in G.U. n. 302 del 29 dicembre 2017

Il decreto n. 179/2017 pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 29 dicembre 2017, ha regolamentato le “modalità per lo svolgimento delle visite fiscali e per l’accertamento delle assenze dal servizio per malattia, nonché l’individuazione delle fasce orarie di reperibilità” per i dipendenti pubblici.

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Novità giurisprudenziali 17 gennaio 2018, a cura di Monica Serra.

- LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA E CCNL -

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 30 novembre 2017 n. 28798

In tema di licenziamento per giusta causa, con riferimento agli illeciti tipizzati dalle parti nei CCNL, la Corte di Cassazione conferma l’orientamento per cui l’elencazione delle ipotesi di giusta causa di licenziamento contenuta nei contratti collettivi ha valenza meramente esemplificativa, mancando alcun automatismo tra questi e l’irrogazione della relativa sanzione disciplinare: specie se si tratta di recesso permane la necessità che vi sia un sindacato giurisdizionale sulla proporzionalità della sanzione rispetto al fatto addebitato.

 

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Rassegna giurisprudenziale 10 gennaio 2018, a cura di Monica Serra

- LICENZIAMENTO DISCIPLINARE TARDIVO -

Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza 27 dicembre 2017 n. 30985

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno composto il contrasto giurisprudenziale in materia di tutela applicabile al licenziamento disciplinare viziato da tardività della contestazione rispetto ai fatti oggetti di addebito.

Le corti di merito e la stessa Cassazione oscillavano infatti tra l’applicazione del rimedio reintegratorio, sulla base della considerazione per cui la tempestività della contestazione rappresenterebbe un elemento costitutivo del diritto dei recesso, e il rimedio indennitario “forte” in ragione di un orientamento di segno opposto.

Le Sezioni Unite hanno infine affermato che il vizio di tardività della contestazione non è costitutivo del diritto di recesso, ma rappresenta una violazione dei canoni generali di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto, riconducibile alle diverse ipotesi in cui non ricorrono gli estremi della giusta causa di recesso, con la conseguente applicazione della tutela prevista dall’art. 18, comma 5 (c.d. tutela indennitaria “forte”).

 

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Rassegna giurisprudenziale 18 dicembre 2017, a cura di Monica Serra

-  RETRIBUZIONE - ONERE PROBATORI INERENTI AL PAGAMENTO

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 26 ottobre 2017 n. 25463

Il cedolino della retribuzione può essere consegnato sia in formato cartaceo che telematico. Qualora venga consegnato in formato cartaceo il datore di lavoro spesso richiede al lavoratore di sottoscriverlo ma la sottoscrizione è prova della regolare consegna al dipendente, mentre la prova dell’effettivo pagamento rimane comunque a carico del datore di lavoro.

La Corte di Cassazione ha infatti ribadito quanto già espresso in numerose occasioni: "è onere del datore di lavoro di consegnare ai propri dipendenti i prospetti contenenti tutti gli elementi della retribuzione e che, comunque, i detti prospetti, anche se eventualmente sottoscritti dal prestatore d'opera con la formula "per ricevuta", non sono sufficienti per ritenere delibato l'effettivo pagamento, potendo costituire prova solo dell'avvenuta consegna della busta paga e restando onerato il datore di lavoro, in caso di contestazione, della dimostrazione di tale evento. Ed invero, alla stregua degli arresti giurisprudenziali di questa Suprema Corte - dai quali non vi è ragione di discostarsi - non esiste una presunzione assoluta di corrispondenza della retribuzione percepita dal lavoratore rispetto a quella risultante dai prospetti di paga, essendo sempre possibile l'accertamento della insussistenza del carattere di quietanza anche delle sottoscrizioni eventualmente apposte dal lavoratore sulle buste paga, pur se la sottoscrizione a seguito della risoluzione del rapporto, con accettazione senza riserve della liquidazione può assumere significato negoziale, in presenza di altre circostanze precise, concordanti ed obiettivamente concludenti, che dimostrino l'intenzione del lavoratore di accettare l'atto risolutivo, in base ad un adeguato accertamento da parte del giudice".

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