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L’online fatigue minaccia molti lavoratori in smartworking. I consigli per aiutarsi e reagire, 5 maggio 2021

17.05.2021 | News

Di Alice Fattori *

La pandemia da SARS-CoV-2 continua a rappresentare una sfida senza precedenti non solo sul piano sanitario ed economico: alle imprese è stata richiesta una tempestiva e sostanziale riorganizzazione degli ambienti e delle procedure di lavoro, sollecitando importanti e continui sforzi di adattamento nei lavoratori. Eventi di questo tipo possono avere profonde ripercussioni disfunzionali sul benessere psicofisico e sulla pratica professionale, e il prolungarsi dell’emergenza, assieme alla pandemic fatigue, rischiano di acuire ulteriormente vissuti di stanchezza, stress e demotivazione.

Ad un anno dallo scoppio della pandemia, le ricerche internazionali sul mondo accademico ci rimandano uno scenario poco confortante: incremento di stress cronico, carico lavorativo, insicurezza e burnout correlato alla pandemia, in particolare per donne e ricercatori precari. Si tratta, in molti casi, di un inasprimento di criticità e rischi preesistenti nel settore. Anche in Italia, i dati sembrano confermare questo dato, riportando attività di ricerca più individuali e meno collaborazioni (e di conseguenza, minore cooperazione e supporto reciproco), diminuzione delle pubblicazioni e submission di articoli con donne a primo nome (tradotto, meno possibilità di superare concorsi e quindi di carriera), e affaticamento dovuto alla co-gestione dei carichi familiari e lavorativi, specialmente nelle fasi di lockdown, in uno scenario in cui i confini casa-lavoro, sia fisici che mentali, sono sempre più sfumati (se non svaniti).

Stiamo assistendo a un significativo cambiamento dei processi di lavoro e quindi dei rischi ad esso associati: lo spostamento in remoto delle attività aumenta la probabilità di sperimentare l’on line fatigue e la percezione di sentirsi “invasi” e sovraccaricati dalla tecnologia, la richiesta di svolgere attività al di fuori dell’orario di lavoro, la percezione di isolamento e distacco dal proprio gruppo di lavoro e dalla propria organizzazione, che può intaccare senso di appartenenza, motivazione e soddisfazione lavorativa. Il tutto acuito da possibili inadeguatezze di connessioni internet, spazi abitativi, strumenti informatici a disposizione.

Questi rischi coinvolgono anche il personale tecnico amministrativo delle università, che, come molti lavoratori della Pubblica Amministrazione, stanno per affrontare anche l’epocale trasformazione del POLA (Piano organizzativo del lavoro agile), passando dal tradizionale lavoro per compiti a quello per obiettivi, da funzioni di leadership basate sul controllo a nuove forme di autonomia.

Più in generale, sono le sfide emergenti che accomunano i lavoratori di molti altri settori produttivi.

Sfide non solo lavorative

Tutto ciò accade all’interno di un più ampio contesto pandemico, che da ormai un anno ci impone uno stile di vita connotato da forti deprivazioni nelle libertà e negli affetti, risorse che normalmente avremmo usato per gestire le difficoltà; un contesto che ci fa confrontare con insicurezze, imprevedibilità e scarso controllo sugli eventi, tutti elementi che non aiutano il nostro benessere psicologico.

Quindi che fare? Capitalizzare le risorse

Ognuno di noi può aiutarsi ad affrontare in modo più funzionale questa fase, capitalizzando le risorse a disposizione. E’ utile ad esempio approcciarsi al cambiamento con un assetto da Growth Mindset (opposto al Fixed Mindset), che ci aiuta a vedere opportunità piuttosto che minacce, valorizzando i vantaggi del lavoro da remoto e affidandoci alle competenze che in passato ci hanno aiutato; è fondamentale ricercare, e offrire, il supporto sociale, cercando modi alternativi per stare insieme ai propri colleghi e condividere con loro problemi e soluzioni; minimizzare le distrazioni, maggiori nel contesto domestico, fare pause frequenti, focalizzarsi su un’attività alla volta, dosare gli sforzi delimitando l’inizio e la fine della giornata lavorativa, per ridurre l’affaticamento cognitivo. Anche il recupero di tolleranza e comprensione per sé stessi e gli altri può essere d’aiuto, ricordandoci che in questo momento siamo tutti più vulnerabili. Infine, concediamoci del tempo per fare cose che ci piacciono e ci fanno stare bene, con presenza e consapevolezza mindful – ne abbiamo davvero bisogno.

 

  •  Psicologa, Dottore di ricerca in Medicina del Lavoro. Si occupa di promuovere salute, benessere e sicurezza nelle aziende e nelle organizzazioni, attraverso interventi di formazione, sviluppo delle competenze, valutazione dei processi di lavoro e supporto psicologico individuale, coniugando consulenza e ricerca scientifica. E’ Professore a contratto per l’università degli Studi di Milano e Referente dello sportello di ascolto del disagio lavorativo presso il CUG del Politecnico di Milano.

Qui il link all’articolo de ilfattoquotidiano.it

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