Il Processo Fornero e i diritti (offesi) dei lavoratori vittime del lavoro “malato” (e non solo di quelli) – Prima parte: Processo e licenziamento per superamento del comporto

di Annalisa Rosiello, luglio 2013

Premessa

A distanza di oltre un anno dall’entrata in vigore della Legge n° 92 del 28 giugno 2012 (c.d. Legge Fornero) è possibile svolgere alcune considerazioni in merito all’applicazione delle regole processuali in essa contenute, specialmente per quanto riguarda l’impatto molto negativo sui lavoratori vittime del lavoro malato (mobbing, straining, stress lavoro correlato, molestie sessuali,mobbing di genere, ecc.) e in generale sui diritti dei lavoratori.

Si ritiene importante fare questo intervento per far comprendere che – benché spesso si parli di “articolo 18” in termini sostanziali (conseguenze del licenziamento, reintegratorie e/o risarcitorie) - per gli addetti ai lavori e specialmente per chi opera a difesa del lavoratore i guasti maggiori della c.d. Legge Fornero si registrano in larga misura nelle interpretazioni restrittive (a volte persino arbitrarie) della norma processuale.

Le considerazioni che andremo a svolgere relativamente al processo, tratte in prevalenza dallo spazio di osservazione di chi scrive, ovvero il Foro di Milano, sono valide per i lavoratori e le aziende che – rispettivamente – sono occupati in, od occupano oltre 15/60 dipendenti. E’ l’ambito, rimasto praticamente invariato, dell’ex tutela reale ora meglio definita come semi-reale o reale affievolita (in pratica: non più reale, salvo che si tratti di licenziamenti discriminatori).

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Il lavoro a progetto alla luce della riforma del mercato del lavoro.

di Chiara Vannoni, avvocato Giuslavorista in Milano.

Nei mesi trascorsi dal luglio 2012, cioè dall’entrata in vigore della nota Legge 92/2012, ormai nota come “Legge Fornero”, la maggiore attenzione dei commentatori e degli addetti ai lavori si è concentrata in particolare su due aspetti: la modifica sostanziale dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori a distanza di oltre quarant’anni di vigenza del testo precedente e, da un punto di vista invece squisitamente processuale, l’introduzione di un rito ad hoc per i licenziamenti per i quali risulta applicabile la disciplina del nuovo art. 18.

La legge Fornero però è intervenuta in maniera importante praticamente in tutto il panorama legislativo e contrattuale del mercato del lavoro, modificando istituti contrattuali già presenti e recependo le indicazioni dottrinali e giurisprudenziali sviluppatesi negli ultimi anni.

Di particolare interesse sono le modifiche apportate al contratto a progetto, in considerazione dell’uso massiccio di tale forma contrattuale negli anni passati, uso molto spesso improprio come evidenziato dalle pronunce giurisprudenziali alle quali appunto la Legge di riforma si è almeno in parte ispirata.

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Il recesso del lavoratore dal contratto di lavoro

IL RECESSO DEL LAVORATORE DAL CONTRATTO DI LAVORO.
LE NOVITÀ DELLA L. 92/2012 E LA PERMANENZA DI CRITICITÀ.
di Chiara VANNONI, avvocato Giuslavorista in Milano.

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Il licenziamento per superamento del periodo di comporto dopo la Riforma Fornero

L’entrata in vigore della L. 28 giugno 2012, n. 92, c.d. Legge Fornero, ha segnato una rivisitazione degli effetti sanzionatori e procedimentali della tutela reale, introducendo differenti regimi di tutela a seconda della tipologia di illiceità/illegittimità (Vannoni, Il processo del lavoro dopo la c.d. Legge Fornero: riflessioni e rilievi critici, Pianeta lavoro e tributi, n. 18/2012).

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Recensione del manuale: "Danni da mobbing e loro risarcibilità" di Mario Meucci

Segnaliamo questo manuale “Danni da mobbing e loro risarcibilità” del Prof. Mario Meucci, giunto alla 3° edizione (ediesse-2012) che costituisce, per chi opera sulle tematiche del mobbing e delle disfunzioni e derive del lavoro, una fonte molto significativa di studio e propone idee, teorie e spunti molto arricchenti dal punto di vista pratico e operativo.

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Il tentativo di conciliazione preventivo previsto dalla c.d. Riforma Fornero

Annalisa Rosiello – Avvocato giuslavorista in Milano, ottobre 2012

La Legge 28 giugno 2012, n° 92 (c.d. Riforma Fornero) ha introdotto all'art. 1, comma 40, una specifica procedura “preliminare” al licenziamento, reintroducendo l'obbligatorietà del tentativo di conciliazione innanzi alla Direzione Territoriale del Lavoro (reso facoltativo dopo il “collegato lavoro” L. 183/2010 art. 31) e limitandola – tuttavia - ai soli licenziamenti per giustificato motivo oggettivo (gmo) in ambito di aziende aventi i requisiti dimensionali di cui all'art. 18 Statuto (nuovo testo)
Si ricorda che il gmo è così definito dalla legge 604/1966, art. 3: “il licenziamento per giustificato motivo con preavviso é determinato da ….. ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa”.
Sembra importante ricordare con precisione quali fattispecie – nell'elaborazione giurisprudenziale consolidata – debbano rientrare nella specifica procedura.

 

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Il processo del lavoro dopo la c.d. Legge Fornero - Prime riflessioni e rilievi critici

Chiara Vannoni - Avvocato Giuslavorista in Milano, ottobre 2012

La c.d. Legge Fornero (L. 28 giugno 2012, n° 92) investe non solo la tematica e la disciplina dei licenziamenti ma numerosi aspetti del rapporto di lavoro (tra gli altri, lavoro a tempo determinato, contratto a progetto, ammortizzatori sociali); di certo però l’impatto immediato più rilevante e maggiormente controverso riguarda la modifica dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori e l'introduzione di un nuovo procedimento che si aggiunge al “classico” rito del lavoro.
In particolare, per quanto concerne le disposizioni in materia di “flessibilità in uscita” si nota immediatamente che, oltre a rilevanti novità sostanziali - cioè differenti ipotesi e tipologie di licenziamenti tipizzati dal legislatore, da quello disciplinare, discriminatorio al controverso provvedimento economico - si inserisce anche un nuovo, ulteriore procedimento che si affianca al rito del lavoro già noto.
I caratteri di questo nuovo procedimento, la cui disciplina è contenuta nei commi da 48 a 68 dell’art. 1 della Legge 92, sono – come era prevedibile - già oggetto di dibattito: si cercherà quindi di tentare una breve analisi in attesa che si formino primi orientamenti e prassi giurisprudenziali.

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Gli effetti del licenziamento discriminatorio nella disciplina esistente e nelle prospettive di riforma

Annalisa Rosiello – Avvocato giuslavorista in Milano, aprile 2012

In un precedente numero di questa rivista (n° 5/12) si sono esaminate le possibili forme delle discriminazioni ed il rigoroso impianto normativo stabilito dalla nostra Costituzione, dalla normativa interna e dalla Comunità Europea,
Tale apparato normativo costituisce il fondamento per l'applicazione di uno dei più importanti principi etici e di civiltà: il principio di uguaglianza.
Persino i più recenti (e discussi) interventi legislativi hanno dovuto fermarsi davanti al diritto antidiscrimatorio.

 

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Le forme della discriminazione nel luogo di lavoro

di Annalisa Rosiello, marzo 2012

Sintesi

La realtà aziendale, così come quella esterna all’azienda, è una realtà di diversità, a volte anche molto profonde: vi operano uomini, donne, giovani, meno giovani, sindacalisti e non, italiani, stranieri, diversamente abili e così via; le distinzioni sono poi legate al fatto che i lavoratori hanno ruoli e responsabilità differenti (operai, impiegati, quadri, dirigenti) e possono essere impiegati attraverso tipologie di “lavori” tra le più disparate.

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Mobbing, Discriminazioni e altre forme di conflitto sul luogo di lavoro

Indice-Sommario
•    Introduzione: la tutela della persona del lavoratore nei luoghi di lavoro.
•    Demansionamento, mobbing, straining e comitato unico di garanzia.
•    Discriminazioni.
•    Molestie morali e sessuali e stalking occupazionale.

 

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Persone e Famiglia

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Lavoro