Novità giurisprudenziali 9 maggio 2018, a cura di Monica Serra.

15.03.2021 | News

– LICENZIAMENTO PER INABILITA’ AL LAVORO –

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 21 marzo 2018 n. 7065

In caso di licenziamento di un lavoratore per inabilità al lavoro accertata dai competenti organi medici, il giudizio della struttura sanitaria che ha effettuato gli accertamenti non ha valore vincolante né per il giudice né per il datore di lavoro, dovendosi necessariamente verificare nel concreto la compatibilità della residua capacità con la possibilità di svolgere mansioni all’interno dell’azienda.

Se il giudice, infatti, conserva la piena possibilità di disporre una consulenza tecnica per accertare le effettive condizioni lavorative del dipendente licenziato, il datore di lavoro che voglia risolvere il rapporto di lavoro per impossibilità sopravvenuta alla prestazione è tenuto a provare di non poter in alcun modo destinare il lavoratore ad altre mansioni compatibili con lo stato di salute del lavoratore e che non intacchino l’organizzazione aziendale.Questo obbligo viene meno se il lavoratore rifiuta qualsiasi diversa mansione.

– LICENZIAMENTO PER SOPRAVVENUTA INIDONEITA’ AL LAVORO –

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 19 marzo 2018 n. 6798

In ipotesi di licenziamento per sopravvenuta inidoneità del lavoratore alla mansione, non contrasta con il dettato dell’art. 41 Cost. in punto di libertà di iniziativa economica, la declaratoria di illegittimità del licenziamento intimato al dipendente, nel caso in cui risulti accertato che, nell’ambito dell’organizzazione aziendale, vi sarebbe stata la possibilità di adottare soluzioni ragionevoli e idonee a permettere al lavoratore di proseguire la sua attività lavorativa.

– LICENZIAMENTO E RIFIUTO DI TRASFORMAZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO PART-TIME IN FULL-TIME –

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, ordinanza 26 aprile 2018 n. 10142

E’ illegittimo il licenziamento del dipendente che si sia rifiutato di trasformare il rapporto di lavoro da part-time a full-time.

In particolare, la Corte di Cassazione ha censurato il criterio di scelta, contenuto in una procedura collettiva, costituito dalla mancata accettazione di una nuova posizione di lavoro in un’altra sede (pur con conservazione di retribuzione, qualifica e mansioni) e nella conseguente, automatica trasformazione del rapporto di lavoro da part time a full time. La Corte ha infatti osservato che l’eventuale accordo sindacale deve essere sempre interpretato in conformità alla legge che, nel caso specifico di rapporto a tempo parziale, vieta la modifica unilaterale del tempo di lavoro.

– LICENZIAMENTO A CAUSA DI MATRIMONIO –

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 19 aprile 2018 n. 9736

Non è illegittimo perché non comminato per matrimonio il licenziamento che, pur disposto dopo la pubblicazione delle pubblicazioni, trovi la sua origine in un procedimento disciplinare avviato in precedenza.

– LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA –

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 27 aprile 2018 n. 10280

Costituisce giusta causa di licenziamento la condotta del dipendente che denigri il datore di lavoro con un post dai contenuti diffamatori su Facebook.

In particolare, anche nel caso in cui il post non contenga il nome e gli estremi del datore di lavoro, ma questo sia comunque individuabile, la pubblicazione di un testo sulla propria bacheca integra una ipotesi di diffamazione alla luce della potenziale capacità di raggiungimento di un numero indeterminato di persone.

– ASSENZA A VISITA DI CONTROLLO E SANZIONE DISCIPLINARE –

Tribunale di Bologna, sezione Lavoro, sentenza 6 marzo 2018

L’assenza alla visita di controllo del medico fiscale non è sanzionabile, laddove sostenuta da un giustificato motivo, quale – come nel caso di specie – lo svolgimento di terapia presso il proprio medico con modalità che non consentivano di informare tempestivamente il datore di lavoro (la chiamata improvvisa del medico e la richiesta di presentarsi presso l’ambulatorio).

Accertato il motivo dell’assenza, il Giudice ha dichiarato illegittima la sanzione disciplinare condannando il datore di lavoro alla revoca.

– PROCEDIMENTO DISCIPLINARE –

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 27 marzo 2018 n. 7581

In materia di procedimento disciplinare l’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori non prevede alcun obbligo in capo al datore di lavoro di mettere a disposizione del lavoratore la documentazione relativa ai fatti contestati.

Tuttavia, tale principio si ricava dai generali obblighi di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto e, a maggior ragione, laddove l’esame dei documenti sia necessario per permettere al lavoratore un’adeguata difesa.

– ANTICIPO NASPI PER AVVIO DI UN’ATTIVITA’ IMPRENDITORIALE –

Tribunale di Milano, sezione Lavoro, sentenza 23 marzo 2018

Per la domanda di anticipo Naspi non è necessario fornire all’INPS la prova dell’avvio dell’attività autonoma o professionale.Se la ratio e la finalità dell’anticipo NASPI sono infatti quelle di garantire la veloce uscita del lavoratore dallo stato di disoccupazione, l’unico limite legittimo è che la richiesta sia inoltrata all’ente entro 30 giorni dalla data di inizio dell’attività stessa, e non contestualmente.

– DEMANSIONAMENTO E RISARCIMENTO DEL DANNO –

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 20 aprile 2018 n. 9901

In tema di demansionamento del lavoratore, il cui danno è risarcibile ogni qualvolta la condotta del datore di lavoro abbia violato beni e diritti del lavoratore costituzionalmente protetti, la Corte ribadisce il principio per cui il datore di lavoro ha un reale obbligo di garantire al dipendente lo svolgimento delle mansioni per le quali è stato assunto; la violazione di tale obbligo è fonte di responsabilità per il datore di lavoro, soggetta alle regole proprie dell’inadempimento in tema di obbligazioni. Pertanto, la responsabilità per il demansionamento prescinde da una specifica volontà lesiva e, per essere esclusa, il datore di lavoro deve dimostrare la derivazione da causa a lui non imputabile.

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