Lo smartworking: la tutela delle fragilità in tempo ordinario, emergenziale e de iure condendo, di Annalisa Rosiello, 15 giugno 2020

La diffusione dell’epidemia da Covid-19 ha fatto emergere in maniera ancor più evidente le criticità che vivono alcune categorie di persone e lo svantaggio personale, familiare e sociale che caratterizza le loro esistenze; queste persone e i loro contesti meritano una particolare tutela che può essere raggiunta applicando la normativa già vigente o, meglio ancora, adottando una normativa ad hoc che possa maggiormente tutelarle.

Una misura molto utilizzata in questo periodo e che dovrebbe essere ulteriormente potenziata, come si sta facendo nel pubblico impiego, e anche migliorata nel suo utilizzo e applicazione, è quella del lavoro agile.

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Diversity management, le norme a tutela delle differenze di genere, di Annalisa Rosiello, parole di management, 11 maggio 2020

La normativa italiana, che nel campo che andiamo a esaminare è principalmente di derivazione comunitaria, dedica un’attenzione particolare a determinati gruppi di lavoratori, considerati più vulnerabili. Parliamo sia della normativa in tema di salute sia della normativa in materia di discriminazioni.

In particolare l’articolo 28 del D.lgs 81/2008 stabilisce che il datore di lavoro ha il dovere di valutare “tutti i rischi per la sicurezza, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione”.

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Lo smartworking, in fase emergenziale, va previsto come diritto anche per genitori con figli in età scolare, di Annalisa Rosiello, 28 arile 2020

A causa della perdurante chiusura delle scuole, una soluzione per salvaguardare contemporaneamente il lavoro e le esigenze familiari potrebbe essere quella di estendere il diritto allo smartworking anche ai genitori di figli in età scolare (0-14 anni), fino al momento in cui i bambini e i ragazzi potranno tornare a riempire le classi senza gli ipotizzati “turni”.

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Molestie sessuali nei luoghi di lavoro: prevenzione e tutela, di Annalisa Rosiello, 8 marzo 2020

Premessa

Le molestie sessuali rappresentano una gravissima forma di patologia nei rapporti di lavoro.

Esse offendono valori e beni primari, salvaguardati fin dai primi articoli della nostra Costituzione: la dignità, la libertà personale e sessuale, la salute.

Spesso compromettono la tenuta dello stesso lavoro per la persona che le subisce; questo accade soprattutto nei casi in cui le molestie vengono perpetrate da chi riveste un ruolo apicale o comunque un ruolo superiore nella catena gerarchica rispetto alla vittima e l’azienda non interviene tempestivamente a contrastare le condotte e a rimuoverne gli effetti.

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La videosorveglianza sul lavoro: procedura, sanzioni e ruolo del sindacato, di Maria Elena Iafolla, 26 febbraio 2020

Per poter installare un impianto di videosorveglianza presso il luogo di lavoro, è necessario che il datore di lavoro segua la procedura indicata all’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300/1970) e non può essere ritenuto sufficiente che i lavoratori esprimano, anche per iscritto, il loro consenso.

Il principio è, ormai da qualche anno, costantemente affermato dalla giurisprudenza, anche di Cassazione, la quale lo ha recentemente ribadito con la sentenza n. 1733/2020.

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Coronavirus e smart-working: criteri di priorità nell’emergenza – Annalisa Rosiello - 24 febbraio 2020

In seguito all’emergenza legata al Covid-19 e ai provvedimenti urgenti varati dagli Organismi Competenti è importante segnalare le disposizioni in materia di lavoro agile presenti nel Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 23 febbraio 2020, che ha dato attuazione al Decreto legge n° 6, intervenuto nella stessa giornata.

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Anche i lavoratori in condizioni di disagio devono poter usufruire di ‘soluzioni ragionevoli’, il Fatto Quotidiano, 15 gennaio 2020, Annalisa Rosiello

Mi capita sempre più spesso, nella mia esperienza di avvocato dalla parte dei lavoratori, di ascoltare casi di persone, specialmente donne, che hanno enormi difficoltà a conciliare la vita familiare con la vita lavorativa.

Si tratta di madri anche di più figli (in età ancora scolare), madri che hanno esaurito tutti i congedi e in generale le possibilità offerte dalla normativa di legge e contrattuale collettiva.

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Lavoro, oggi il demansionamento è possibile. E in Italia accade sempre più spesso. Il Fatto Quotidiano, 2 ottobre 2019, Annalisa Rosiello

Capita sempre più spesso di ascoltare racconti di lavoratori con elevata professionalità che ricevono proposte di demansionamento da parte delle aziende.

Un numero decisamente elevato di segnalazioni riguarda persone che hanno passato periodi più o meno lunghi all’estero in distacco o missione e che, concluso il tempo assegnato e/o “richiamati” in Italia, si trovano davanti alla proposta o alla comunicazione di dover lavorare su funzioni inferiori e/o sotto le direttive di altri lavoratori con competenze, esperienza e livelli più bassi rispetto ai loro; l’alternativa? lasciare il lavoro, se va bene a fronte di un incentivo.

Altre segnalazioni provengono da quadri, funzionari o dirigenti che, ricevuta la notizia della soppressione di una filiale e/o della riorganizzazione del settore diretto, subiscono analoghe proposte o comunicazioni unilaterali.

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Nuove tecnologie e gruppi di lavoratori più fragili. Quale supporto? di Annalisa Rosiello e Monica Serra - Cassaforense News 10 settembre 2019

E’ frequente sentir parlare di tecnologie in sostituzione degli esseri umani, ma non altrettanto di come queste possano supportare i lavoratori, in particolare quelli più “esposti”, e prevenire condotte mobbizzanti e discriminatorie.

La normativa in materia di salute e sicurezza (art. 28, d.lgs. 81/2008) obbliga il datore di lavoro a differenziare l’azione di prevenzione per gruppi considerati più a rischio, ossia – tra gli altri - le lavoratrici in stato di gravidanza, differenze di genere, età, provenienza da altri Paesi. In altri termini, le misure di prevenzione per tali categorie di lavoratori devono essere maggiori e mirate, tanto più che questi gruppi di lavoratori sono gli stessi tutelati dalla legislazione antidiscriminatoria (che prevede, tra gli altri, questi fattori di rischio: sesso, razza, origine etnica, nazionalità, religione, handicap, età, orientamento sessuale).

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Discriminazioni a lavoro: ecco cosa fare in caso di ritorsioni o vendette. Il Fatto Quotidiano, Annalisa Rosiello, 17 giugno 2019

Capita spesso di ascoltare persone che hanno il timore di avanzare richieste al datore di lavoro, di fare causa per rivendicare i propri diritti (retributivi o di altra natura), di denunciare condotte illecite o illegittime di capi o di colleghi, di iscriversi al sindacato, di svolgere attività politica o sindacale, di esprimere in maniera libera il proprio pensiero e orientamento ecc..

Si tratta del timore di subire ritorsioni, discriminazioni, vittimizzazioni.

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